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40 km all'ora
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il Lunedì, 22 Luglio 2013. Postato in Il Blog di Riccardo Barlaam

Nel mio modo un po' selvaggio e solitario di vivere il ciclismo, anche per via degli orari di lavoro e della difficoltà a conciliarli con gli allenamenti, è raro che mi alleni in gruppo.

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Da solo fai sempre i conti con te stesso. E' più duro. Non hai riferimenti. Ed è difficile migliorarsi. Da soli però è più facile ascoltarsi, mettere a posto i pezzi dell'anima. Il ciclismo diventa un affare che ha più a che fare con l'interiorità che con le prestazioni. Almeno per me. E' un esercizio fisico, ma anche mentale. Che aiuta a scaricare e ritrovare le energie interiori, che tutti abbiamo, sotto uno strato di rumori di fondo e di mail da guardare.
Quello che ci riserva insomma la vita quotidiana del "sempre connessi". Da soli in bici poi è un'abitudine forzata per chi come me ha fatto delle gare di "triathlon lungo", ironman o mezzi ironman, prove di resistenza in cui non è consentita la scia. Non si può barare mettendosi a ruota. Ma si affronta il vento per 180 km, come la vita, senza paura. Da soli.

gruppo

Nelle ultime settimane però, complici le vacanze, mi è capitato diverse volte di allenarmi in gruppo. Ed è stato divertente. Il mio obiettivo, dopo La Marmotte, era quello di recuperare forze e motivazioni, per arrivare con un mimino di gamba alla leggendaria "Charlie Gaul". La mia prossima "salita del mondo". 140 km e passa per 4.800 metri di dislivello, più o meno. Appena due settimane dopo i 4 colli hors categorie del Tour de France. Una prima uscita di gruppo, a ritmi veramente tirati (almeno per me) è stata quella con i Brontolobike. Il gruppo di simpatici ciclisti amatori a cui sono anche iscritto, capitanati dal quel fenomeno di Andrea Noè. Tra i più longevi ciclisti professionisti italiani, che ha ancora il record di maglia rosa più "anziana" della storia del Giro d'Italia, e che, smessa l'attività da pro, non ha ancora perso la voglia di allenarsi e andare in bici. "DA CICLOTURISTA", dice lui perché da quest'anno non hanno consentito, per motivi che non ho ben capito, il tesseramento degli ex pro con gli amatori... Con Andrea ci sono circa 300 e passa brontoloni, accomunati dalla passione per questo sport. Diversi ne ho già conosciuti per strada e ve li ho fatti già conoscere (uno su tutti Maurizio Missile Manara, la maglia nera). L'altra mattina avevo in programma di fare una 70ina-80ina di km. Ho incontrato il gruppone dei Brontolo e assieme a loro ho fatto un giro, a tutta, veramente a tutta velocità, tra il Ticino e le campagne novaresi. Non si andava mai sotto i 36-37 con punte di 42-43 km/h. Insomma in poco più di due ore ho finito il mio giro. Ci siamo anche divertiti a fare il treno a 40 all'ora. Mi hanno insegnato a farlo loro. Si sta su due file e a turno si tira per un po', naso all'aria, a 40 all'ora e poi, con un ritmo cadenzato, ci si fa di lato per fare girare il treno, dandosi dei cambi regolari, con degli automatismi che non avevamo mai provato prima anche se non sembrava. Il giro, che è un classico dei Brontolobike, quando si allenano in casa, parte da Robecco sul Naviglio, passa attraverso strade secondarie da Magenta, Cuggiono, arriva a Turbigo, Nosate e poi gira nelle campagne novaresi, verso la Badia, per poi rientrare da Cameri, Galliate fino a Magenta e Robecco... E' stato bello conoscere altri "brontoloni" pedalando a 40 all'ora. Una lunga scia giallo fluò lungo le campagne novaresi e il Ticino...

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Altro allenamento da ricordare è quello che ho fatto martedì scorso in Provenza. Sono con la famiglia al mare in Costa Azzurra. E un giorno ho deciso di provare a fare un lungo risalendo le colline e le campagne, attraverso strade poco trafficate, piccoli borghi di campagna, deliziosi, sole tanto sole. Lungo la strada ho incontrato due ciclisti gallesi, padre e figlio, Mark e Andrew. Andrew, la faccia da bambino, ma le gambe che girano a 40 all'ora, è un giovane dilettante britannico, corre da juniores e si stava allenando con il padre (maratoneta da 3 ore e pochi minuti e half ironman) in preparazione di una gara che ha il 6 agosto vicino alla sua città, Glasgow. Sia lui che il padre andavano come treni. Abbiamo fatto assieme un centinaio di km di strade di campagna, e salite e discese. Con un caldo boia. Come sempre capita quando si fa sport insieme, dopo un po' sembra di conoscersi da sempre, si condividono storie, piccoli successi sportivi, speranze e attese. Ho fatto fatica a stare dietro al ragazzo e a suo padre che ha un fisico tirato, i capelli corti e i muscoli affilati alla Armstrong (ci siamo fermati a mezzodì in un baretto al centro di una piazza provenzale, con la fontana, i tavolini, i platani e tutto il resto. Bene lui, dopo una 70ina di km tiratissimi ha ordinato una Coca light ?... Io una Coca Cola normale. Cos'è? Paura di qualche grammo di zucchero dopo che abbiamo bruciato 3mila e passa calorie? Valli a capire 'sti inglesi, E io che li facevo bevitori di birra. Adesso da quando hanno cominciato a vincere nel ciclismo.... bah gli inglesi. Abbiamo percorso 107 km e migliaia di pedalate assieme da Saint-Raphael, verso l'interno passando per Frejus vecchia, Bagnols-en-foret, Fayence e percorrendo l'anello che passa da Bargemon, Callas, fin giù a la Motte per poi rientrare da Bagnols a Frejus e a St-Raphael, In ogni caso è stata una bella mattinata di sport, panorami, campi di grano, piccoli borghi, strade di campagna e tanta tanta fatica. La cosa che mi è rimasta impressa della Provenza in bici? Il frinire incessante e senza sosta dei grilli, il loro canto d'amore che ti insegue, una costante, dovunque in questa Provenza assolata che somiglia alla Toscana. Provenza maiala che bella...

L'Autore

Riccardo Barlaam

Riccardo Barlaam ha 47 anni e vive a Milano dove lavora come caposervizio al sito del Sole 24 Ore. La routine di Riccardo è piena di impegni, ma anche se trascorre la maggior parte della sua giornata in redazione a seguire le news in tempo reale, in questi anni è sempre riuscito a ricavarsi qualche ora al giorno per lo sport, e oggi il suo palmares conta una ventina di maratone, alcune granfondo di nuoto e la medaglia di finisher all'Ironman di Zurigo 2012.

La passione per la fatica genera spesso dipendenza e spostare l'asticella del limite sempre un po' più in alto è, anche per Riccardo, una tentazione irresistibile.

Riccardo Barlaam

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