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Stelvio e Mortitolo, Paradiso e Inferno
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il Giovedì, 06 Giugno 2013. Postato in Il Blog di Riccardo Barlaam

Lo Stelvio è il paradiso dei ciclisti. Il Mortirolo l'inferno. Due salite micidiali. Le ho fatte una dietro l'altra qualche giorno fa, con due telecamere attaccate sulla bici. Due camere che facevano più pesante la Wilier CentoUno (da 6,5 kg), rendendo ancora più faticosa, pedalata dopo pedalata, la lunga duplice ascesa. Lo Stelvio è la montagna sacra del Giro d'Italia. Uno scenario puro, austero, solitario, pieno di fascino e di storia con i suoi interminabili 48 tornanti (27 più dell'Alpe d'Huez), i 21,9 km di ascesa e 1.560 metri di dislivello. C'è qualcosa di spirituale in questa salita. Il panorama è maestoso. Si è vicini al cielo. E si ha la sensazione di essere parte di una natura selvaggia e incontaminata. Uno, piccolo, infinitesimo, parte di Tutto.
Lo strada dello Stelvio fu voluta da Francesco I, imperatore d'Austria, nell'Ottocento, per collegare l'Austria alle province a sud dell'impero, all'Italia settentrionale. La strada, il lungo serpente d'asfalto, è il valico più elevato d'Europa dopo il Colle dell'Iseran (2.770 metri). Fu costruita da un ingegnere della provincia di Sondrio, passato alla storia per i suoi progetti, Carlo Donegani, che disegnò anche le volute del Passo dello Spluga
Il Giro d'Italia non ci è arrivato molto spesso sullo Stelvio, durante le sue cento e passa edizioni. Ogni volta è una lotta, una sfida con la neve sempre in agguato a quota 2.758 metri. Anche quest'anno la tappa è stata annullata: causa neve.

Stelvio salita

Oggi per la prima volta nel 2013 un gruppo di ciclisti che partecipano alla Gran Fondo Stelvio Santini salirà su fino alla cima, appena riaperta. Ci sarò anche io.
Sullo Stelvio il Giro ci arrivò per la prima volta nel 1953, nell'Italia del dopoguerra, delle speranze e delle radio che gracchiavano la cronaca della giornata. Fausto Coppi un uomo solo al comando, staccò tutti con una progressione tremenda. Il suo rivale Hugo Koblet rimase a guardare. Vinse la tappa - dove oggi c'è la Cima Coppi e il monumento che ricorda quell'impresa - e poi il Giro. All'arrivo era così stanco che, raccontò, "credette di morire" dalla fatica. Nel 1961 vinse Charly Gaul, da solo anche lui, l'Angelo della montagna. Il Giro arrivò sullo Stelvio ancora nel 1956 e nel 1972, passando però non da Bormio ma dal versante Ovest della salita. Nel 1980 vinse Jean-René Bernaudeau, il gregario fedelissimo di Bernard Hinault, secondo all'arrivo, che gli cedette la vittoria di tappa ma si prese il Giro sul povero, solo, Vladimiro Panizza. Bernaudeau aveva perso il fratello in un incidente in canoa qualche settimana prima. Quel giorno aveva la morte negli occhi e nel cuore. Hinault raccontò che ebbe paura perché il suo gregario si lanciò a tutta nella discesa, lungo i tornanti, lungo i tunnel poco illuminati che scendono dallo Stelvio: "Non ha frenato neanche una volta, quel pazzo"... Nel 1984, sempre per la neve, la tappa fu annullata all'ultimo momento, tappa che avrebbe probabilmente lanciato il più forte in salita, Laurent Fignon, e che invece non si fece, anche se la neve rimandata dalle immagini degli elicotteri sul valico non c'era, consacrando nella crono di Verona la vittoria di Francesco Moser da Palù di Giovo, per una manciata di secondi. Anche nel 1988 la tappa fu cancellata per il maltempo. Nel 1994 arrivò primo in cima Francesco Vona, ma la sua impresa fu oscurata da quella di Pantani che nella stessa tappa lo riprese sul Mortirolo e poi staccò tutti e diventò Pantani. Nel 2005 Basso, che aspirava alla vittoria finale, ebbe problemi di stomaco che uniti ai tornanti micidiali dello Stelvio gli fecero perdere 42 minuti in classifica generale e tutti i sogni di gloria. Nell'anno in cui il Giro lo vinse il canadese spilungone Heisendal si arrivò di nuovo sullo Stelvio, dopo il Mortirolo (2012). C'ero anche io all'arrivo, salito su in bici con gli amici Fufu: vinse Thomas De Gendt, gli altri della carovana arrivarono su come cani bastonati. Ricordo la faccia e l'andatura a zig e zag negli ultimi metri del bravoAlessandro Ballan (forza Ale).
Nel Giro del 2005 Marco Pinotti, cronomen, quando arrivò sullo Stelvio, alla fine, sui pedali, le mani sul manubrio, il fiato rotto, stravolto, parlò di questa salita come di un'"esperienza ascetica". Un atto di sacrificio quasi religioso. 

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